Edith Stein

FESTA LITURGICA DI S. TERESA BENEDETTA DELLA CROCE (EDITH STEIN)

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CHIESA DEL PURGATORIO-LANCIANO
MARTEDI 9 AGOSTO 2016
ORE 18:30 VESPRI
ORE 19:00 MESSA

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DOMENICA DI RESURREZIONE, 27 MARZO 2016 (At 10, 34. 37-43; Sal 117; Col 3,1-4; Gv 20, 1-9)

resurrezione

“Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”. È il grido straziante di Maria di Magdala che cerca e non trova il suo Signore. Quando è ancora buio, affranta e prostrata dal dolore per la perdita dell’amato del suo cuore, si reca al sepolcro per mantenere con il gesto della visita un contatto, seppur fragile e nostalgico, con la storia del Maestro che sembra essersi tragicamente conclusa. La tomba però è vuota. Una ulteriore tragedia per Maria di Magdala: non c’è più nemmeno il cadavere di Gesù come ultima, ancorché labile, testimonianza della sua esistenza. Corre allora verso Pietro e l’altro discepolo per avvertirli di quanto è accaduto. Una corsa in cui si esprime tutta la sua disperazione e angoscia. È la stessa angoscia di chi non sa dove cercare e trovare il Signore. È la stessa angoscia che ci afferra, avvolge e impietrisce davanti al male assoluto, alla devastazione assoluta; davanti alle vittime degli attentati terroristici e dei democratici bombardamenti di pace; davanti alla fame di miliardi di esseri umani; davanti a chi è nella miseria più nera, senza lavoro, senza stipendio o con una pensione da fame, senza futuro e senza speranza; davanti a chi è costretto a rovistare tra le immondizie dei borghesi satolli in cerca di qualcosa da mangiare. Il Signore sembra non esserci, così come ci pare assente quando siamo colpiti nei nostri affetti o quando la sofferenza ci tocca nella nostra carne. Non sappiano veramente dov’è il Signore. La liturgia di oggi ci rammenta però che Cristo è davvero risorto, è tra noi e si dona a noi nei segni eucaristici del pane e del vino. Inutile cercare il Vivente tra i morti, come affermano gli angeli nel parallelo racconto lucano. D’altronde che valore avrebbe la nostra fede nelle sue implicazioni esistenziali se Dio non avesse resuscitato Gesù, se non avesse reso giustizia alla vittima innocente, a colui che è stato ucciso appendendolo a una croce? Ci sarebbe senza la Resurrezione speranza per tutti i crocifissi della storia? Senza di essa questo mondo corrotto non assurgerebbe forse a misura ultima, sancendo la vittoria del guardiano del lager sulla sua vittima, del dittatore sul suo popolo e dell’oppressore sull’oppresso? Oggi facciamo memoria di un evento che ha cambiato il corso della storia, che ha dato inizio a una nuova creazione (“Il primo giorno della settimana”). Si tratta della resurrezione di colui che le autorità religiose e politiche hanno condannato e assassinato, ritenendo intollerabile che la sua causa, il suo progetto e la sua utopia andassero avanti. E’ la causa del Regno che ha affascinato i primi discepoli, portandoli a riconoscere in Gesù la via della liberazione dal giogo dell’oppressione politica e religiosa. Ne consegue che la fede nella Resurrezione non è assenso a una un’astratta verità, a una raffinata costruzione dottrinale, né tanto meno la Resurrezione del Crocifisso è la rianimazione di un cadavere. Essa è ben altro: è il riconoscimento del valore supremo della prassi di Gesù. Credere nella resurrezione pertanto significa far propria la causa del Regno, significa far proprio il progetto liberatore di Dio, di cui ci parlano Scritture. E se la nostra fede riflette con fedeltà quella di Gesù, allora essa si traduce in contestazione del principio della giustizia “vendicativa” immanente a tutti gli ordinamenti giuridici su cui si regge il potere politico, quand’anche esso sia legittimato della volontà popolare. Fratelli e sorelle, non bisogna mai dimenticare che il Crocifisso è l’eletto di Dio, il che significa, riprendendo le riflessioni di un grande arcivescovo della Chiesa Anglicana, Rowan Williams, che “è con la vittima, il condannato che Dio si identifica ed è in compagnia della vittima, per così dire, che Dio va ritrovato e non altrove. Quando facciamo vittime, quando ci prestiamo alla condanna, all’esclusione, alla violenza, quando ci ergiamo a giudici siamo esposti al giudizio e volgiamo le spalle alla salvezza. Ascoltare la buona notizia della salvezza è tornare a volgerci al condannato e reietto, riconoscendo che non vi è salvezza altrove”. Si può aggiungere a questo punto che prima della fede in Gesù c’è la fede di Gesù, che si è espressa nel suo farsi vittima per essere solidale con le vittime. La pietra è stata ribaltata dal sepolcro: la porta della vita è stata aperta e perciò non v’è più luogo che non sia abitato dall’Amore del Crocifisso in quanto sorgente di vita autentica. Sorelle e fratelli, il Signore desidera risorgere nella nostra vita, per renderci donne e uomini liberi. Per riconoscere il Cristo Risorto occorre passare non attraverso la percezione sensoriale o la ragione, ma attraverso l’amore, che ci spinge a uscire dai nostri angusti confini per correre verso lui, che non è più nel sepolcro, attendendoci in Galilea, ovvero laddove l’essere umano soffre e la sua dignità è calpestata. E’ nei crocifissi che il Signore si lascia oggi come ieri incontrare. E’ a questa torsione dello sguardo, è a questa inversione di marcia che ci chiama la Pasqua di Resurrezione. “La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo. Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi”. Il Signore è veramente risorto. Alleluia, alleluia.

Amedeo Guerriere

 

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CORANO, LIBRO DI PACE – CONFERENZA 23 APRILE 2015

coRANO

GIOVEDI’ 23 APRILE

ORE 18:30 

   PALAZZO DEGLI STUDI

CORSO TRENTO E TRIESTE

LANCIANO

CORANO

LIBRO DI PACE

MODERATORE

CARMINE MICCOLI – PRETE

RELATORE

MASSIMO JEVOLELLA

GIORNALISTA E ISLAMOLOGO

 

Massimo Jevolella, nato a Milano nel 1950, si laurea in Filosofia nel 1974 con una tesi dal titolo Surrealismo e utopia. Nel 1975 inizia al “Nuovo Quotidiano” di Bologna la professione di giornalista, dedicandosi al tempo stesso allo studio delle religioni, della mistica e della filosofia medievale. Dal 1978 al 1993 lavora al quotidiano “Il Giornale” diretto da Indro Montanelli, svolgendovi negli ultimi anni la funzione di inviato culturale. In seguito assume per alcuni anni la direzione del mensile “Meridiani”. Intanto, dal 1979, si dedica in modo speciale allo studio dell’Islàm, della lingua araba e della cultura medievale, collaborando fino al 1986 con l’Istituto di Storia della Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Numerosi i libri da lui scritti, curati o tradotti dal 1977 fino a oggi, oltre agli articoli pubblicati su giornali d’informazione, riviste scientifiche e divulgative, e periodici on-line. Tra tutti, in particolare: “Studi cattolici”, “Servitium”, “Acme”, “Panorama”, “Historia”, Terza pagina de “Il Giornale”, Inserto culturale del “Sole-24 Ore”, “Millelibri”, “Alisei”, “Meridiani”, “Verve International”, “Il Mattino” di Napoli, “Infobergamo.it” e “Marsala.it”. Attualmente scrive, come autore e come curatore di libri, per Giangiacomo Feltrinelli Editore

Tra le sue pubblicazioni: Corano, libro di pace. I brani più belli tradotti e commentati con uno sguardo interculturale, Urra-Apogeo (Feltrinelli), Milano 2013; Saladino, eroe dell’Islàm, Boroli Editore, Milano 2006; Le radici islamiche dell’Europa, Boroli Editore, Milano 2005; Non nominare il nome di Allah invano. Il Corano libro di pace, Boroli Editore, Milano 2004; Il collare della colomba di Ibn Hazm, Urra-Apogeo (Feltrinelli), Milano 2010, Rawâ. Il racconto che disseta l’anima, Edizioni Red, Milano 2008.

(http://www.feltrinellieditore.it/autori/autore/jevolellamassimo/).

Per informazioni: amedeoguerriere@hotmail.com – cell.3462266418

 

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IN DIFESA DI PAPA FRANCESCO

papa francesco

APPELLO A SOSTEGNO DI PAPA FRANCESCO

Firma su
http://firmiamo.it/fermiamo-gli-attacchi-a-papa-francesco

L’arrivo del Papa «venuto dalla fine del mondo» che assume il nome di Francesco presentandosi non come Pontefice Massimo, ma come Vescovo di Roma, provoca reazioni scomposte dentro la Curia vaticana che, falcidiata da scandali e corruzioni, considera il Papa come corpo «estraneo» al suo sistema consolidato di alleanze col potere mondano, alimentato da due strumenti perversi: il denaro e il sesso.

Dapprima il chiacchiericcio sul «Papa strano» inizia in sordina, poi via via diventa sempre più palese davanti alle aperture di papa Francesco in fatto di famiglia, di «pastorale popolare» e di vicinanza con il Popolo di Dio per arrivare anche – scandalo degli scandali – a parlare con i non credenti e gli atei.

Dopo lo sgomento di un sinodo «libero di parlare», l’attacco frontale di cinque cardinali (Müller, Burke, Brandmüller, Caffarra e De Paolis), tra cui il Prefetto della Congregazione della Fede, ha rafforzato il fronte degli avversari che vedono in Papa Francesco «un pericolo» che bisogna bloccare a tutti i costi.

Rompendo una prassi di formalismo esteriore, durante gli auguri natalizi, lo stesso Papa elenca quindici «malattie» della Curia, mettendo in pubblico la sua solitudine e chiedendo coerenza e autenticità.

Come risposta all’appello del Papa, il giorno dopo, il 24 dicembre 2014, Veglia di Natale, scelto non a caso, il giornalista Vittorio Messori pubblica sul Corriere della Sera «una sorta di confessione che avrei volentieri rimandata, se non mi fosse stata richiesta», dal titolo «I dubbi sulla svolta di Papa Francesco», condito dall’occhiello: «Bergoglio è imprevedibile per il cattolico medio. Suscita un interesse vasto, ma quanto sincero?».

L’attacco è mirato e frontale, «richiesto», una vera dichiarazione di guerra, felpata in stile clericale, ma minacciosa nella sostanza di un avvertimento di stampo mafioso: il Papa è pericoloso, «imprevedibile per il cattolico medio». È tempo che torni a fare il Sommo Pontefice e lasci governare la Curia. L’autore non fa i nomi dei «mandanti», ma si mette al sicuro dicendo che il suo intervento gli «è stato richiesto».

Ci opponiamo a queste manovre, espressione di un conservatorismo, che spesso ha impedito alla Chiesa di adempiere al suo compito «unico» di evangelizzare. Papa Francesco è pericoloso perché annuncia il Vangelo, ripartendo dal Concilio Vaticano II, per troppo tempo congelato. I clericali e i conservatori che gli si oppongono sono gli stessi che hanno affossato il concilio e che fino a ieri erano difensori tetragoni del «primato di Pietro» e dell’«infallibilità del Papa» solo perché i Papi, incidentalmente, pensavano come loro.

Noi non possiamo tacere e con forza gridiamo di stare dalla parte di Papa Francesco. Con il nostro appello alle donne e agli uomini di buona volontà, senza distinzione alcuna, vogliamo fare attorno a lui una corona di sostegno e di preghiera, di affetto e di solidarietà convinta.

La «svolta di Papa Francesco» non genera dubbi, al contrario coinvolge e stimola la maggioranza dei credenti a seguirlo con stima e affetto. Il ministero del Vescovo di Roma e la sua teologia pastorale suscitano speranza e anelito di rinnovamento in tutto il Popolo di Dio e il suo messaggio è ascoltato con attenzione da molte donne e uomini di buona volontà, non credenti o di diverse fedi e convinzioni.

Desideriamo dire al Papa che non è solo, ma che, rispondendo al suo incessante invito, tutta la Chiesa prega per lui (cfr. At 12,2). È la Chiesa dei semplici, delle parrocchie, dei marciapiedi, la Chiesa dei Poveri, dei senza voce, dei senza pastori, la Chiesa «del grembiule» che vive di servizio, testimonianza e generosità, attenta ai «segni dei tempi» (Matteo 16,3) e camminando coi tempi per arrivare in tempo.

Allo stesso modo, molti non credenti, atei o di altre religioni, uomini e donne liberi, gli esprimono pubblicamente la loro stima e la loro amicizia. La sètta di «quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re» (Luca 7,25) e non possono stare con un Papa di nome Francesco che parla il Vangelo «sine glossa».

Papa Francesco, ricevi il nostro abbraccio e la nostra benedizione.

Roma, 25 dicembre 2014 – Natale di Gesù

Firmano:
Comunità di San Torpete Genova, con Paolo Farinella, prete
Ornella Marcato e Fabio Cozzo, coniugi
«Una Chiesa a più voci» di Ronco di Cossato Biella con Mario Marchiori, prete
Comunità Le Piagge Firenze, con Alessandro Santoro, prete
Noi Siamo Chiesa – Italia con Vittorio Bellavite, presidente
Aldo Antonelli, prete
Benito Fusco, fratello dei Servi di Maria
Luigi Ciotti, prete – Presidente di Libera
Centro Studi «Edith Stein» Lanciano, con Amedeo Guerriere, diacono e Carmine Miccoli, prete
Franco e Anna Borghi, coniugi
Luisa Marchini, laica
Beati i costruttori di pace, con Albino Bizzotto, prete
Coordinamento Teologhe italiane
Comunità cristiane di Base italiane
Alex Zanotelli, missionario

(Seguono altre firme)

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INCONTRO DI SPIRITUALITA’ CARMELITANA

CHIESA DEL PURGATORIO

LANCIANO

 

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LUNEDI’ 23 FEBBRAIO 2015

ORE 18:30

INCONTRO DI SPIRITUALITA’ CARMELITANA

EDITH STEIN:

“IL MAGISTERO DI TERESA DI GESU’ IN CAMPO EDUCATIVO

E FORMATIVO”

 

 Per informazioni A. Guerriere, V. Troilo n. 11,  66034 Lanciano   Tel. 0872.710284, Cell .3462266418  amedeoguerriere@hotmail.com 

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LETTERA APERTA A MESSORI di ANGELISA BIANCO

LETTERA INVIATA AL CORRIERE DELLA SERA E NATURALMENTE NON PUBBLICATA

Gent.mo dott. Messori,

Le scrivo perché in un periodo molto difficile i Suoi libri “Ipotesi su Gesù”, ”Dicono che è risorto”, “Scommessa sulla morte” mi aiutarono a dare un senso alla mia vita e mi spinsero a cercare una risposta a quelle domande che l’uomo si pone fin dal suo esistere. Così, dopo gli anni pieni di “fervore” della fanciullezza e della prima adolescenza, ripresi a leggere il Vangelo e tanti testi ad esso correlati che mi aiutassero a trovare il senso della mia vita..

Ha, pertanto, suscitato in me grande meraviglia il suo articolo del 24 dic. scorso , per questi punti:

Imprevedibilità del Papa

E’ sufficiente rileggere Marco per capire quanto apparissero imprevedibili alcuni comportamenti, atteggiamenti ed affermazioni di Gesù ai suoi discepoli ed alla folla che Lo seguiva.

Turbamento del cattolico medio

Sono una cattolica media, come tanti miei amici e le assicuro che non siamo affatto turbati, se mai spronati ad operare con maggiore misericordia, carità ed amore per i più deboli. Se , però, per cattolico medio intende le vecchiette abituate a ripetere il Rosario come un mantra, le “ bigotte” che, per il solo fatto di frequentare il tempio , si sentono autorizzate a criticare, i “sepolcri imbiancati”, i cattolici atei, i personaggi di dubbia fama e moralità che sono in prima fila durante le Cerimonie solenni e nelle Processioni , comprendo che questi cattolici medi possano essere turbati per le parole e le esortazioni di papa Francesco.

Telefonata a Pannella

Gesù ha spezzato il pane anche con Giuda , pur sapendo che lo avrebbe tradito, perché lo amava. Pannella non lo conosco come uomo , ma lo stimo perché ha lottato per ciò in cui credeva. Da cristiana posso non condividere i suoi obiettivi e, pertanto, scelgo secondo la mia fede e i valori evangelici in cui credo. Non posso obbligare l’altro ad accettare la mia visione, non sarei diversa da chi vuole imporre con la violenza il suo credo (e sappiamo quanto sangue si sta versando). Gesù invitava a cambiare “..nemmeno io ti condanno, va e non peccare più” è una esortazione non un comando, né una minaccia. J.Swift scriveva, se non ricordo male, che“…abbiamo abbastanza religione per odiare ma non per amare”.

Colloquio con Scalfari

Gesù non ha mai rifiutato di confrontarsi e di rispondere a chi gli poneva domande e di “trabocchetti” gli Scribi e i Farisei gliene mettevano tanti. Per quanto riguarda “Dio non è cattolico”, credo che il Papa intendesse dire che Dio non è nostra proprietà esclusiva, ma è il Padre di tutti e di tutto, anche se è chiamato con nomi diversi. Le assicuro che il Cattolico Medio l’ha interpretata così

Abbraccio del Papa ad un suo carissimo amico, Pastore di una comunità Pentecostale

Se sbaglio mi corregga, in seno alla Chiesa Cattolica esiste un “Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei Cristiani” che ha redatto, insieme alle Chiese Luterana, Anglicana e d’Oriente, un documento comune. Il suo amato Papa Benedetto XVI, da me molto stimato come teologo ed ammirato come Papa coraggioso e umile , coraggio di dimettersi e umiltà di accettare i propri limiti, aveva tra i fini del suo Pontificato proprio la ricerca dell’unità tra le diverse Chiese Cristiane. Il suo “Introduzione al cristianesimo” nella traduzione russa presenta l’introduzione del Metropolita di Smolenk

Ogni Papa ha interpretato la sua parte idonea ed alla fine rivelatasi necessaria

Se questa affermazione si riferisce a Papa Francesco, la condivido pienamente, ma ho qualche dubbio se ripenso ad alcuni papi della storia. Direi piuttosto che è lo Spirito Santo, tramite anche figure luminose come San Francesco , Santa Caterina da Siena, Santa Teresa d’Avila, solo per citarne qualcuna, che ha sempre guidato la Chiesa, soprattutto, nei suoi periodi più bui. Se fosse stato per alcuni papi : quelli, per intenderci, delle crociate, della Santa Inquisizione, dell’esilio di Avignone, delle stragi dei Catari e degli Ugonotti, delle sanguinose lotte tra i grandi Casati per assicurarsi il trono di Pietro ed i grandi scismi, iniziati già con la disputa tra San Paolo e Barnaba , verificatisi lungo i secoli, la Chiesa Cattolica Romana si sarebbe estinta da secoli.

Senza azzardarmi a pareri intempestivi

Il suo articolo pubblicato proprio il 24 dic., vigilia di Natale festa simbolo per noi Cristiani di pace e amore, non le sembra sia stato intempestivo?

Sospetto di populismo

Da Giovanni XXIII in poi, con l’avvento della televisione, questo rischio lo corrono tutti i Papi. Basta ricordare il grande carisma di Giovanni Paolo II che si è avvalso del mezzo televisivo con grande maestria ed abilità artistica.

Gent.mo dott. Messori tanti anni fa lei fece nascere una grande speranza che ancora vive in me. Il mio grazie , oltre che a Lei, va a figure luminose alla guida della mia Chiesa come Giovanni XXIII, Giovanni Paolo I, Papa Francesco, senza dimenticare alcuni suoi figli come il Cardinale Romero, Madre Teresa ,il Cardinale Martini e i tanti santi anonimi che ,in alcuni Paesi, inneggiano al Padre mentre vengono sbranati dai novelli leoni : le bombe umane di “credenti medi” abituati a fare a meno di pensare in proprio e che si limitano a seguire le direttive dei” loro papi”

La Sua speranza in Colui che ha detto “ama il prossimo tuo come te stesso” e “amatevi l’un l’altro come io vi ho amato è ancora viva o è offuscata dalla “penombra” degli ambienti vaticani?

Le auguro un sereno 2015 e spero che lei risponda alla mia domanda.

E questo è per l’appello

Il Beato Giovanni XXIII ha posto la prima pietra , i costruttori l’hanno scartata ma essa è diventata testata d’angolo.

I vignaioli infidi e avidi hanno prima bastonato i servi e poi ucciso il figlio con la speranza di entrare in possesso della vigna, e sappiamo com’è finita.

I capi del Sinedrio per paura di perdere il loro potere, le loro sicurezze, date dall’osservanza formale della legge, condannano Gesù a morte, anche se lui non ha mai trasgredito la legge ma, come ha più volte ripetuto, “ sono venuto a dare compiutezza alla legge”.

Caro Papa Francesco noi siamo quella folla anonima e senza voce alcuna se non la Tua, nelle Tue parole e nei Tuoi gesti sentiamo risuonare nei nostri cuori la voce di Gesù che disse: ”Io vi do un altro comandamento“Ama il prossimo tuo come te stesso”. E’ questa la testata d’angolo che da 2015 anni sostiene la nostra fede in Cristo , nonostante gli errori e

papa francesco

gli orrori commessi nel corso di questi due millenni da quegli autorevoli “ capi del sinedrio” che temevano e,ancora, temono di perder il loro potere e le loro sicurezze, comunque, effimere.

ANGELISA BIANCO

 

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E IL VERBO SI FECE CARNE……..

Qual è il significato del Natale per noi? Come lo festeggiamo? Siamo capaci di immergerci nella contemplazione del mistero del

nativita

farsi carne del Verbo?

Interrogativi che spesso tendiamo a mettere da parte, poiché ci resta difficile nel rispondere evitare le frasi banali e di circostanza.

Interrogativi, per essere più precisi, che spesso non ci poniamo nemmeno, distratti e storditi dai miti e dalle ingannevoli promesse di felicità della società dei consumi. D’altronde siamo dentro il tempo della morte di Dio e segnatamente della fine della dimensione religiosa come apertura, costitutiva della struttura dell’essere umano, al totalmente Altro e come desiderio di una compiutezza di senso che consenta all’uomo di trascendere la sua finitudine e di evitare l’abisso della disperazione.

In un mondo non abitato più da Dio è inevitabile che il Natale diventi una festa come tante altre, un’occasione per una bella vacanza. Almeno così stanno le cose per noi piccolo borghesi, ancorati alle nostre sicurezze e per lo più senza eccessive preoccupazioni di ordine economico.

Resta comunque sullo sfondo, anche se inascoltata e soffocata, la domanda fondamentale sul significato dell’incarnazione del Figlio di Dio.

Incarnazione di cui il prologo del Vangelo di Giovanni, un inno cristologico di sublime bellezza poetica e di grande fattura teologica, ci svela il significato, quel significato che sfugge all’uomo del XXI secolo sedotto dalle fabulazioni della scienza e della tecnica:<<E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

E’ il cuore dell’avvenimento cristiano: Dio nella sua incontenibile passione d’amore per l’essere umano decide di entrare nella condizione umana segnata dalla fragilità e dalla sofferenza e vi entra, nascendo in una mangiatoia, grazie al libero consenso di una donna del popolo, cui si rivolge direttamente senza servirsi di mediatori (il fidanzato, il padre o il sacerdote), in uno spazio profano e domestico, non nel Tempio di Gerusalemme, nello spazio sacro dominato dal Signore maschio.

Tutta la storia di Gesù, sin dal suo concepimento verginale nel grembo di Maria di Nazareth, è una storia di sovversione: un ebreo marginale, scomodo per il potere religioso e politico.

“Gesù nasce da Maria in seno a un popolo dominato in quel momento dal più grande impero dell’epoca. Ecco il suo <<qui e ora>>; se lo dimentichiamo, la nascita di Gesù si trasforma in un’astrazione, un simbolo, una cifra. Privo di coordinate storiche, l’avvenimento perde di significato; per il cristiano l’incarnazione rappresenta l’irruzione di Dio nella storia umana. Incarnazione della piccolezza e del servizio in mezzo al potere e alla prepotenza dei grandi di questo mondo, irruzione che sa di stalla” (G. Gutierrez).

Scrive al riguardo il biblista Ernesto Borghi: “Il Salvatore Cristo Signore è tra gli esseri umani e si fa presente in una mangiatoia: ecco un contrasto assai forte, che costituisce in sé il segno più grande, in quanto Dio si accosta all’umanità nel solidarizzare con chi si trova in condizioni certamente non di favore sociale, culturale o politico. Il rovesciamento dei valori mondani, operato dalla predicazione inizia sin dalla sua nascita così come gli echi pasquali sono evidenti a partire dal giorno natale: la mangiatoia e le fasce infantili preconizzano la tomba vuota e le bende abbandonate dal risorto”.

Si tratta di comprendere che con la nascita di Gesù inizia un mondo nuovo, alternativo a quello dei ricchi e dei potenti. Solo Gesù può portarci la vera pace che è altra rispetto alla quiete della morte e dell’oppressione. “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama” (Lc 2,14). La pace che ci viene donata da Dio è pienezza di vita, felicità, giustizia sociale e fraternità. Certo siamo molto distanti dal Vangelo nel nostro modo di intendere la pace, a differenza dei primi cristiani che si impegnavano tanto seriamente per la pace e la non violenza da rifiutare anche a costo della vita l’obbligo del servizio militare. Infatti, come ha evidenziato Rudolf Pesch “il Vangelo della Natività per il quale non Cesare Augusto, ma Gesù di Nazareth è il Salvatore, vuol far vedere chiaramente come la pace sulla terra non si debba aspettare dove gli uomini adorano altri uomini come se fossero déi, neppure là dove l’uomo crede di estorcere l’adorazione per Dio (e così in definitiva anche per se stesso). La pace arriva dove ci sono gli uomini del <<beneplacito (divino)>>, della sua misericordia che viene effusa sul suo popolo”. Uomini dunque che danno gloria solo a Dio con la loro professione di fede in Gesù Cristo come Salvatore e Signore. Senza entrare in questa prospettiva il Natale resterà la festa mondana per eccellenza o, nel migliore dei casi, la festa del languido sentimentalismo.

                                                                   AMEDEO GUERRIERE

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INCONTRO DI SPIRITUALITA’ CARMELITANA

CHIESA DEL PURGATORIO

LANCIANO

nativita

LUNEDI’ 22 DICEMBRE

ORE 19:00 

INCONTRO DI SPIRITUALITA’ CARMELITANA

EDITH STEIN:

IL MISTERO DEL NATALE

 

 

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LITURGIA DELLA PAROLA

liturgiaparola

Chiesa del Purgatorio – Lanciano

Venerdì 6 maggio, ore 19,00

Liturgia della Parola

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GESU’, IL NAZARENO, E’ RISORTO

Ha ancora senso festeggiare la Pasqua e, più precisamente, è l’uomo del nostro tempo disposto a incontrarsi con il Risorto?  

Un evento, resurrezionequello della resurrezione, che ci rimanda forse ai dolci ricordi della nostra infanzia, ma di cui non percepiamo più la forza dirompente. Ci basta per ritenerci discepoli di Gesù il sentimentalismo devozionale, commuovendoci fino alle lacrime con i pii esercizi, dalla via crucis alle processioni, quella del venerdì santo e quella di Pasqua. Passata la festa si torna al quotidiano, senza cambiare nulla nel proprio modo di essere. Gli Atti degli Apostoli, invece, ci rinviano all’annuncio primitivo in cui la resurrezione è insieme alla croce: “lo uccisero appendendolo ad una croce ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno”(At 10,39-40). Il punto essenziale è non perdere mai di vista il rapporto indissolubile tra croce e resurrezione. Nel Nuovo Testamento infatti quando si parla di resurrezione si parla anche di croce. Ne consegue che saranno sempre i crocifissi della storia a permettere di capire la resurrezione di Gesù. Le vie della storia sono lastricate di innumerevoli croci: genocidi, oppressione dei poveri, schiavizzazione della donne trattate come esseri inferiori, non solo nella società ma anche nella comunità ecclesiale. I crocifissi sono i cosiddetti delinquenti, i “drogati”, gli “alcolizzati”, i disoccupati, i cassintegrati, i lavoratori ricattati dai padroni, gli immigrati clandestini, le minoranze religiose ed etniche. Dove oggi dunque si può incontrare il risorto? Ce lo dice il vangelo di Marco: Gesù Nazareno, il crocifisso, è risorto. “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”(Mc 16,7). E’ dunque la Galilea il luogo dove si può incontrare il Risorto. E’ in Galilea che Gesù ha cominciato a proclamare il Vangelo, un regione malfamata, in mano a un figlio di Erode, un vassallo dell’imperatore, un servo di Roma, oggi sarebbe un grigio, ancorché ricco, uomo di governo, servo delle banche e dei potenti che gettano nell’indigenza il popolo. Una regione, la Galilea, lontana da Gerusalemme, ai margini del giudaismo, in cui la più grande minaccia per l’immensa maggioranza dei contadini era di restare senza terra e senza mezzi di sopravvivenza, finendo nella schiavitù. Eppure è qui che si può vedere Gesù, perché le zone marginali costituiscono il luogo teologico privilegiato per comprendere la resurrezione.

Anche noi abbiamo le nostre Galilee: sono i paesi poveri, sono le periferie metropolitane abbandonate al degrado e alla povertà, sono le sofferenze degli esseri umani quando colpiti dalla malattia vengono lasciati nella loro solitudine, è il dolore che lacera il cuore dell’uomo quando finisce un amore, quando si sente tradito dagli amici, quando viene messo ai margini della società, licenziato brutalmente per motivi economici da milionari e saccenti amministratori delegati con residenza fiscale all’estero. Ora la Pasqua è un messaggio di speranza per tutte le vittime. Pertanto avere fede nella resurrezione è avere fede in un Dio che ha reso giustizia ad una vittima innocente, fede che possiamo fare nostra stando con le vittime perché è lì che Dio sta intervenendo per cambiare le cose, per ricreare la vita, per ridare dignità all’essere umano disprezzato e reietto. E’ in Galilea, tra i poveri e gli emarginati, che cammina il Cristo risorto, è nella periferia dell’impero che si fa esperienza della resurrezione.

Il Crocifisso è il Risorto. E’ questo il centro della fede che i discepoli di tutti i tempi sono chiamati a proclamare. Se colui che è stato appeso al patibolo è il vivente, c’è speranza per gli sconfitti. Ma il vivente è ancora crocifisso. Ne consegue che Gesù risorto ci rimanda alla sequela del Gesù terreno, alla Galilea, per essere solidali con i crocifissi, con coloro che le leggi infami dell’economia di mercato consegnano ad un destino di sofferenza e di morte sociale. Siamo di fronte a una scelta in cui l’incontro con il Risorto avviene lungo le strade della Galilea, cercando il regno di Dio e la sua giustizia (Cfr. J. Sobrino, La fede in Gesù Cristo. Saggio a partire dalle vittime, Cittadella editrice – Assisi 2001 ). C’è comunque un ulteriore aspetto nella vicenda della passione, morte e resurrezione di Gesù che si presenta come il sommo scandalo, una pietra di inciampo per tutti i cristiani benpensanti e piccolo-borghesi.

Un aspetto che è stato magistralmente evidenziato dall’arcivescovo anglicano Rowan Williams. Si tratta della difficoltà di vedere “il volto di Dio quale vittima in un criminale incarcerato”: Cristo si identifica con un assassino. Uno schiaffo ai principi del diritto penale. Williams cita a tale proposito un passo effettivamente sconcertante dello scrittore rumeno Petru Dumitru

Era stato di moda approvare i giovani terroristi. Ora sono andato troppo oltre, va di moda condannarli. Ma questa sera ho appena sentito che uno dei giovani delle Molucche imprigionati in Olanda per aver dirottato un aereo e assassinato degli ostaggi, infliggendo traumi psicologici definitivi e incurabili a vittime fortuite che erano assolutamente innocenti – costui si è impiccato nella sua cella. E qualunque impiccato nella sua cella è Gesù Cristo sulla sua croce: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”

Risuona in queste parole di vertiginosa passione l’invito a vedere il volto di Cristo nel suicidio di un terrorista, il che significa ricordare, pur non dimenticando che il volto di Cristo è nelle vittime del terrorista, che tutto ciò che fa “dell’omicida imprigionato una vittima intrappolata e inerme, ci parla, per quanto con accenti distorti, dell’Agnello immolato”.

Prosegue Williams, “Dio è il nemico di ogni umana diminuzione, egli è anche qui: è qui come l’<<incompiutezza>> del nostro relazionarci al criminale, come l’interrogativo ammutolito, il grido a stento percepito che chiede un inimmaginabile salto di qualità verso la riconciliazione. Egli è qui a garantire che noi non dimentichiamo neppure la più detestata e disprezzata delle vittime”.

E’ la giustizia passiva di Dio, che non agisce contro nessuno e che è incapace di oppressione e condanna, la novità che con la Pasqua di Cristo irrompe nella storia: sovversione dello status quo con la resurrezione della vittima innocente che con il suo infinito amore abbraccia tutta l’umanità

                                                                          AMEDEO GUERRIERE

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