GESU’, IL NAZARENO, E’ RISORTO

Ha ancora senso festeggiare la Pasqua e, più precisamente, è l’uomo del nostro tempo disposto a incontrarsi con il Risorto?  

Un evento, resurrezionequello della resurrezione, che ci rimanda forse ai dolci ricordi della nostra infanzia, ma di cui non percepiamo più la forza dirompente. Ci basta per ritenerci discepoli di Gesù il sentimentalismo devozionale, commuovendoci fino alle lacrime con i pii esercizi, dalla via crucis alle processioni, quella del venerdì santo e quella di Pasqua. Passata la festa si torna al quotidiano, senza cambiare nulla nel proprio modo di essere. Gli Atti degli Apostoli, invece, ci rinviano all’annuncio primitivo in cui la resurrezione è insieme alla croce: “lo uccisero appendendolo ad una croce ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno”(At 10,39-40). Il punto essenziale è non perdere mai di vista il rapporto indissolubile tra croce e resurrezione. Nel Nuovo Testamento infatti quando si parla di resurrezione si parla anche di croce. Ne consegue che saranno sempre i crocifissi della storia a permettere di capire la resurrezione di Gesù. Le vie della storia sono lastricate di innumerevoli croci: genocidi, oppressione dei poveri, schiavizzazione della donne trattate come esseri inferiori, non solo nella società ma anche nella comunità ecclesiale. I crocifissi sono i cosiddetti delinquenti, i “drogati”, gli “alcolizzati”, i disoccupati, i cassintegrati, i lavoratori ricattati dai padroni, gli immigrati clandestini, le minoranze religiose ed etniche. Dove oggi dunque si può incontrare il risorto? Ce lo dice il vangelo di Marco: Gesù Nazareno, il crocifisso, è risorto. “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”(Mc 16,7). E’ dunque la Galilea il luogo dove si può incontrare il Risorto. E’ in Galilea che Gesù ha cominciato a proclamare il Vangelo, un regione malfamata, in mano a un figlio di Erode, un vassallo dell’imperatore, un servo di Roma, oggi sarebbe un grigio, ancorché ricco, uomo di governo, servo delle banche e dei potenti che gettano nell’indigenza il popolo. Una regione, la Galilea, lontana da Gerusalemme, ai margini del giudaismo, in cui la più grande minaccia per l’immensa maggioranza dei contadini era di restare senza terra e senza mezzi di sopravvivenza, finendo nella schiavitù. Eppure è qui che si può vedere Gesù, perché le zone marginali costituiscono il luogo teologico privilegiato per comprendere la resurrezione.

Anche noi abbiamo le nostre Galilee: sono i paesi poveri, sono le periferie metropolitane abbandonate al degrado e alla povertà, sono le sofferenze degli esseri umani quando colpiti dalla malattia vengono lasciati nella loro solitudine, è il dolore che lacera il cuore dell’uomo quando finisce un amore, quando si sente tradito dagli amici, quando viene messo ai margini della società, licenziato brutalmente per motivi economici da milionari e saccenti amministratori delegati con residenza fiscale all’estero. Ora la Pasqua è un messaggio di speranza per tutte le vittime. Pertanto avere fede nella resurrezione è avere fede in un Dio che ha reso giustizia ad una vittima innocente, fede che possiamo fare nostra stando con le vittime perché è lì che Dio sta intervenendo per cambiare le cose, per ricreare la vita, per ridare dignità all’essere umano disprezzato e reietto. E’ in Galilea, tra i poveri e gli emarginati, che cammina il Cristo risorto, è nella periferia dell’impero che si fa esperienza della resurrezione.

Il Crocifisso è il Risorto. E’ questo il centro della fede che i discepoli di tutti i tempi sono chiamati a proclamare. Se colui che è stato appeso al patibolo è il vivente, c’è speranza per gli sconfitti. Ma il vivente è ancora crocifisso. Ne consegue che Gesù risorto ci rimanda alla sequela del Gesù terreno, alla Galilea, per essere solidali con i crocifissi, con coloro che le leggi infami dell’economia di mercato consegnano ad un destino di sofferenza e di morte sociale. Siamo di fronte a una scelta in cui l’incontro con il Risorto avviene lungo le strade della Galilea, cercando il regno di Dio e la sua giustizia (Cfr. J. Sobrino, La fede in Gesù Cristo. Saggio a partire dalle vittime, Cittadella editrice – Assisi 2001 ). C’è comunque un ulteriore aspetto nella vicenda della passione, morte e resurrezione di Gesù che si presenta come il sommo scandalo, una pietra di inciampo per tutti i cristiani benpensanti e piccolo-borghesi.

Un aspetto che è stato magistralmente evidenziato dall’arcivescovo anglicano Rowan Williams. Si tratta della difficoltà di vedere “il volto di Dio quale vittima in un criminale incarcerato”: Cristo si identifica con un assassino. Uno schiaffo ai principi del diritto penale. Williams cita a tale proposito un passo effettivamente sconcertante dello scrittore rumeno Petru Dumitru

Era stato di moda approvare i giovani terroristi. Ora sono andato troppo oltre, va di moda condannarli. Ma questa sera ho appena sentito che uno dei giovani delle Molucche imprigionati in Olanda per aver dirottato un aereo e assassinato degli ostaggi, infliggendo traumi psicologici definitivi e incurabili a vittime fortuite che erano assolutamente innocenti – costui si è impiccato nella sua cella. E qualunque impiccato nella sua cella è Gesù Cristo sulla sua croce: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”

Risuona in queste parole di vertiginosa passione l’invito a vedere il volto di Cristo nel suicidio di un terrorista, il che significa ricordare, pur non dimenticando che il volto di Cristo è nelle vittime del terrorista, che tutto ciò che fa “dell’omicida imprigionato una vittima intrappolata e inerme, ci parla, per quanto con accenti distorti, dell’Agnello immolato”.

Prosegue Williams, “Dio è il nemico di ogni umana diminuzione, egli è anche qui: è qui come l'<<incompiutezza>> del nostro relazionarci al criminale, come l’interrogativo ammutolito, il grido a stento percepito che chiede un inimmaginabile salto di qualità verso la riconciliazione. Egli è qui a garantire che noi non dimentichiamo neppure la più detestata e disprezzata delle vittime”.

E’ la giustizia passiva di Dio, che non agisce contro nessuno e che è incapace di oppressione e condanna, la novità che con la Pasqua di Cristo irrompe nella storia: sovversione dello status quo con la resurrezione della vittima innocente che con il suo infinito amore abbraccia tutta l’umanità

                                                                          AMEDEO GUERRIERE

GESU’, IL NAZARENO, E’ RISORTOultima modifica: 2014-04-19T20:49:43+00:00da guerriereilgeni
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