Ecumenismo come passione evangelica

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Se si osservano i documenti della Chiesa Cattolica e delle altre Chiese cristiane balza evidente all’occhio come il linguaggio negli ultimi cinquant’anni sia notevolmente mutato. Spia di atteggiamenti, a loro volta, mutati.
Incontri, convegni, raduni all’insegna dell’ecumenismo sono diffusi e frequentati, altra spia notevole. Quindi l’ecumenismo è ben conosciuto? Con questo interrogativo cade l’asino.
Sondando gli ambienti cristiani si nota come l’ecumenismo abbia perso mordente e non sia più un argomento che investe la coscienza dei credenti. Vuoi per il relativismo imperante, vuoi per la mancata realizzazione di un obiettivo reale quale quello dell’unità.
Vale la pena perciò di tentare di scendere in profondità ed interrogarsi senza infingimenti ma anche con chiarezza.
Che cosa intendiamo per ecumenismo? Un impegno in qualche gruppo di studio, un’attenzione che riveste il quotidiano di una certa vernice di esotico, una facile espressione che cela un reale disimpegno nella propria adesione alla Chiesa?
Niente di tutto questo.
Ecumenismo, se vogliamo mantenere questo termine corrente, in primo luogo è passione evangelica che trae la sua origine dalla preghiera stessa di Gesù rivolta al Padre.
Quindi come radice primigenia e ineludibile va focalizzata la preghiera stessa di Gesù: che tutti siano uno.
Non è un’aspirazione vaga, un desiderio fra i tanti, ma l’anelito profondo del Salvatore, divenuto Uomo perché tutti gli uomini potessero stringere la berith, l’alleanza perenne, ed entrassero in comunione profonda con la vita della Trinità.
Si staglia allora una postura di fondo che coinvolge tutto l’essere e il quotidiano esistere della persona: solo rivolta al Padre, in comunione con il Signore Gesù, è possibile non l’impegno ecumenico ma la passione della persona per l’unità. Ed è dono da implorare prima che programma da eseguire.
Un’implorazione che pervade l’essere e solca le sue azioni, tutte, da quelle legate alla sopravvivenza quotidiana, ai momenti straordinari in cui qualche sprazzo di unità sembra percorrere la nostra storia.
È la tensione che innerva la Salita del Monte Carmelo, perché, ammonisce Giovanni della Croce: ricordati per quale ragione sei venuto al mondo! Diventare uno, lasciarsi endiosar, cioè divinizzare. Allora, al posto di un vago relativismo, ecco apparire una sana apertura allo Spirito, alla certezza che Egli soffia e crea e noi dobbiamo soltanto seguirLo, non ritenerci artefici di chissà quali arcani avvenimenti.
In questo slancio già siamo uno, per dono di Dio, dobbiamo soltanto spenderci senza calcolo nella ricerca continua e nell’adesione a quanto dalla storia emerge per acquisire un’apertura duttile e abituarci a vivere con Dio e per Dio.
Non significa chiudersi alla conoscenza delle diverse realtà delle chiese cristiane, bensì al contrario approfondirne gli aspetti ed essere capaci di un’attenzione precisa, seria e documentata.
Significa stringere legami duraturi, di condivisione fraterna ed umana nel rispetto assoluto, nell’accettazione della diversità che non mette in scacco il mio monolitico pensare e mi getta nella crisi profonda, ma mi schiude orizzonti di cui io non posso toccare la fine.
È un cammino liberatorio e costruttivo, è un diventare passione vivente e palpitante, se si vuole nel grigiore di ogni comune esistenza, ma con la luce di Gesù orante rivolto al Padre.

C.Dobner 

(Il Castello dell’anima, 15.01.08)

Ecumenismo come passione evangelicaultima modifica: 2010-01-19T06:47:00+01:00da concettabomba
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