ELIA, PROFETA DELLA COM-PASSIONE

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Siamo talmente abituati a pensare al profeta Elia come ad un modello esemplare di orante che sta alla presenza di Dio –all’interno di una scelta di vita ritirata, austera, intrisa di solitudine, digiuni, astinenza, castità- da rimanere intrappolati in una immagine, quella elaborata dalla letteratura antica e medievale che lo esalta come fondatore della vita monastica, prototipo della figura del “perfetto anacoreta”.

Sarà per questo che anche l’Ordine Carmelitano, all’origine, quando cioè un piccolo gruppo di pellegrini decise di stabilirsi sul Monte Carmelo per sperimentare un cammino di vita eremitica, vide in Elia quel “padre” ispiratore capace di indicare il sentiero della contemplazione e condurre fino all’incontro con Dio “nel mormorio di un vento leggero” (1 RE 19, 12).

Se a tutto questo si aggiungono quegli elementi “misteriosi” presenti nel racconto della vita del profeta Elia, le sue apparizioni, il suo dileguarsi sul carro di fuoco, il suo accostamento a Cristo in diversi episodi del NT, si comprende la popolarità di questo personaggio biblico e il suo fascino che emana dal suo essere così “enigmatico”. Una lettura attenta dei testi che costituiscono il cosiddetto “ciclo di Elia” (1 Re 17-19 e 21; 2 RE 1) fanno emergere quegli elementi “umani”, troppo trascurati, che, a detta di p. Bruno Secondin (Carmelitano, docente di spiritualità alla Pontificia Università Gregoriana di Roma), favoriscono “la sottolineatura dei suoi percorsi di fraternità e di lotta per la giustizia, non inferiori alle sue esperienze di solitudine e di incontri infuocati e misteriosi con Dio”.

Elia non è solo l’uomo della preghiera, che arde di “passione” per il Signore; Elia è anche colui che arde di “com-passione” nei confronti di coloro che incontra nel suo cammino, è anche colui che lotta per ridare vita contro la morte, per ristabilire la pace contro le persecuzioni, in difesa dei deboli, dei bisognosi, dei tribolati, degli oppressi.

Nella postfazione del bellissimo libro di R. Russo, Elia profeta della passione, compassione e amicizia (edizioni GRAPHE.IT), il pastore valdese Eric Noffke (docente di Sacra Scrittura presso la Facoltà Teologica Valdese di Roma), rivolge l’invito a tornare “alle radici comuni delle grandi religioni monoteiste: esse condividono così tanto da non potersi che considerare fratelli e sorelle, non solo nel nome di Abramo, progenitore comune, ma anche di personaggi come Elia, profeta sottomesso alla parola di Dio, mosso dalla passione per lui, che ha anche nutrito e salvato dalla morte il figlio della straniera che lo ha accolto in casa sua, e che ha preso le parti di Nabot, la vittima del potente arrogante e prevaricatore. La fede in Dio è prima di tutto accoglienza e condivisione, difesa del debole. Questo oggi dobbiamo dire, proprio quando i potenti cercano di alzare barriere usando anche la religione, nel loro esclusivo interesse di casta, calpestando i diritti dei popoli e dei singoli”.

Non appaia strano, allora, se riteniamo indispensabile una rilettura più approfondita del profeta Elia, troppo a lungo lasciato nel deserto o alla porta di ingresso della caverna ad intrattenersi con il suo Dio, ignorando la sua scelta di dar voce al grido soffocato del popolo che soffre sottomesso al tiranno di turno che induce a prostrarsi agli “idoli” necessari per la realizzazione del proprio meschino progetto di potere e di sopraffazione. Elia è colui che si mette all’ascolto della Parola di Dio, che si lascia plasmare ad immagine del suo Amato e che, ardente di passione, lotta per un mondo libero e giusto.

 

ELIA: Con i beati nella gloria sono destinato a dimorare, ma io non posso scordarmi, no, mai, di quanti qui restano a patire. Corsiere pronto e alacre, io ti ho servito tutti i giorni della vita. Fa’ che io resti colui che per te corre! Fa’ che la terra percorra al tuo servizio, tuo messaggero!

 

LA VOCE: Sia fatta la tua volontà, Elia, figlio mio. Mio messaggero, corri per la terra tutta. Soccorri l’umanità nel suo travaglio. Sulle ginocchia tue reggi ogni figlio d’Israele che nel mio Patto viene ammesso, e ciò che per lui apprendi, sappi ripetere al suo orecchio. Al punto estremo del dolore, a colui che soffre fatti incontro, rivelagli il mistero del mio essergli accanto. Al sorgere dell’alba del mio giorno, poi, rappacifica i figli con i padri!

 

ELIA: Ah, Signore, è esausta la mia forza!

 

LA VOCE: Su di me prendo la tua debolezza, e la mia forza io ti rendo in cambio. Corri, corsiere mio, per me: va’, corri!  

(Dialogo tra Dio e il profeta tratto da un’opera teatrale su Elia composta dal filosofo scrittore ebreo Martin Buber)

 

MARIA CONCETTA BOMBA ocds

(Il Castello dell’anima, 30.06.08)

ELIA, PROFETA DELLA COM-PASSIONEultima modifica: 2010-06-20T08:38:00+02:00da concettabomba
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