IL DIO “PERSONALE”

etty-hillesum-300x187.jpg

 

 

Se esiste una “parola” che risuona assiduamente, con fare minaccioso, nell’orecchio del fedele frequentatore dei luoghi sacri della cristianità, quella parola è “secolarizzazione”: che è come dire “eutanasia” di una istituzione, nella sua forma organizzativa, in luoghi (Europa occidentale) che, storicamente, hanno rappresentato una roccaforte della religiosità istituita all’interno di un sistema gerarchico forte e onnicomprensivo.

Il tipo del “cattolico fervente” grida allo scempio; preoccupato per un progressivo svuotamento delle Chiese accusa la società post-moderna di assumere atteggiamenti e mentalità da prostituta di secolare memoria pronta a concedersi al dio straniero di turno (denaro, successo, divertimento).

Uno sguardo cosmopolitico, però, ci mostra che, se il cristianesimo (istituzionalizzato) avvizzisce nell’Europa occidentale, d’altra parte è in rigogliosa espansione nei paesi extraeuropei (America Latina, Africa, Asia).

Assistiamo, forse, ad una rinascita (finalmente) di una più autentica religiosità che ha smesso i panni del sovrano detentore della verità assoluta da imporre ad ogni costo, e si avvia per un sentiero di più modesta interiorizzazione del legame con Dio.

In passato la “concorrenza” da abbattere ad ogni costo era rappresentata da altre forme di religiosità istituzionalizzate: in nome di Dio molte teste sono state tagliate e non c’è stato un eretico che l’abbia avuta vinta su un esercito di accaniti sostenitori del vessillo papale.

Oggigiorno, però, il nemico da sconfiggere è di nuova specie, più insidioso poiché più “universale”, che coinvolge cattolici ed ex-cattolici, battezzati e non, eretici ed atei: lo spauracchio, cioè, di un “Dio personale”, all’interno di una fede individualizzata, lontana da mediazioni istituzionalizzate, distaccata da dogmi e da schemi liturgici.

E non è detto che un “esodo” di tale portata dal Dio delle Chiese al Dio personale non finisca per rappresentare una nuova, sperata opportunità di fioritura evangelica…

Leggevo, a proposito, di E. Hillesum come di una voce esemplare che descrive, attraverso il suo Diario (trad. it. Adelphi), i connotati di questo Dio personale. Ebrea, internata ed uccisa in un campo di concentramento, Etty coltiva il suo dialogo amoroso con un Dio non identificabile né con il Dio di una chiesa, né con quello di una sinagoga. E. Hillesum si intrattiene intimamente con un Dio che le dichiara tutta la sua impotenza e il suo intrinseco bisogno di relazione con l’altrettanta impotenza umana.

Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani – ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. Sì, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi (Diario, p.169).

Ecco, allora, che quel tanto temuto processo di secolarizzazione che sta sconvolgendo i nostri tempi, produce l’effetto di un potenziale abbattimento della “volta celeste” per rendere più vicino, più intimo e personale il legame con Dio: e non è detto che sia un male; non è detto che l’essere costretti a “cedere” il monopolio della verità non possa creare opportunità di ricerca personale, che alimenta il dubbio e, così facendo, spinge ad oltrepassare i propri confini.

In me non c’è un poeta, in me c’è un pezzetto di Dio che potrebbe farsi poesia” (Diario, p- 230).

 

M. Concetta Bomba

IL DIO “PERSONALE”ultima modifica: 2010-11-07T10:29:14+01:00da concettabomba
Reposta per primo quest’articolo
Questa voce è stata pubblicata in MEDITAZIONI e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento