EPIFANIA

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Solo i grandi poeti e i grandi artisti sono capaci di trapassare un avvenimento e di darvi un significato profondo e reale: dal pesante giogo sovietico, materialista e acclamante solo all’ideologia, Boris Pasternak salvò il suo spirito e fu capace di comunicare a tutti quanto si voleva cancellare e relegare a livello di favola e di oppio dei popoli. I suoi versi risuonano, come tutti i suoi scritti, quasi musica di parole:

 

Albeggia. Dalla volta celeste l’alba scacciava,

come granelli di polvere, le ultime stelle.

E dalla gran folla solo i Magi

Maria lasciò entrare nella grotta.

 

I Magi, nell’ombra, in quella stalla buia

bisbigliavano, trovando a fatica le parole.

A un tratto qualcuno, nell’oscurità,

con la mano trasse un po’ a sinistra

dalla mangiatoia uno dei tre Magi;

e quello si volse: dalla soglia, come fosse in visita,

alla Vergine guardava la stella di Natale.

 

L’atmosfera è lieve, avvolta in quel bagliore che appena si annuncia e nella semioscurità, con il garbo di chi è ospite e non padrone di casa, la stessa stella, guida dei Magi, si rivolge alla Vergine Madre, Colei che può guidarci alla comprensione del mistero perché lo ha vissuto in prima persona rimanendone stupita e adorandolo.

Mirjam di Nazaret, come invece fecero i Magi, non ha avuto bisogno di cercare la strada a Lui, il Signore che stava venendo, ma Gli ha dato la sua risposta, il suo Amen e ha sperimentato in se stessa la presenza della Luce. Proprio per questo su di Lei si chinano i raggi di quella stella.

Benedetto XVI ci offre un dono che può accompagnarci per tutto il distendersi dei nostri giorni: «Nel cammino della storia, ci sono sempre persone che vengono illuminate dalla luce della stella, che trovano la strada e giungono a Lui. Tutte vivono, ciascuna a proprio modo, l’esperienza stessa dei Magi».

Un gioco di luce iridescente, come si addice all’Epifania, cioè alla manifestazione delle divinità in un piccolo bambino, non una luce piovuta e irradiata dall’alto ma la Luce dall’alto che chiede di poter dimorare nel corpo della Donna che donerà all’umanità la Luce stessa.

I Magi, quali che siano i loro nomi e il loro numero per molti aspetti è ininfluente conta la loro universalità, operano una novità profonda nel corso dei secoli ed è questo il significato profondo del loro viaggio e del loro giungere alla meta: si inchinano e riconoscono in un bambino il Bambino, la stessa Luce, la stessa Verità che si dispiegherà per sempre in tutti i secoli fino al momento del ritorno di tutti al Padre.

La luce incipiente che filtra all’arrivo dei Magi chiede di aprire un varco nella coscienza di ciascuno, in quell’ascoltarsi dentro, in solitudine, dove ci si dice quanto risuona e rimane il grande segreto di ogni persona. Da quel pertugio, contagio della viva esperienza dei Magi, può entrare la Luce ed illuminare il senso della vita, dare un nome a quel mondo che dentro pulsa e che rischia soltanto di inquietare invece di infondere gioia e pace, segno della Sua Presenza.

Solo la Luce del Signore che si manifesterà nel Battesimo al Giordano e nel primo miracolo di Cana, nella Trasfigurazione sul Monte Tabor, per esplodere misteriosamente nel Crocifisso, ci consente di accettare la nostra realtà di viatori che devono continuare a camminare, quasi in uno slalom pericoloso, fra città ridotte ad immondizia; bambine rapite e scomparse nel nulla; fratelli di diversa fede religiosa che trasformano il loro legame con Dio in arma di morte e non in apertura del cuore infierendo ed uccidendo gli inermi, ancora oranti, nell’uscire dalla loro chiesa; i senza dimora che muoiono assiderati quando le nostre seconde e terze case sono chiuse in attesa delle ferie o di un notevole guadagno; gli eritrei sequestrati sofferenti e seviziati impunemente mentre i governi parlano ma solo guardano.

Indubbiamente, se la nostra coscienza non è rivestita dalla gettata del cemento del dio quattrino e del più turpe egoismo, camminiamo a piedi nudi sui cocci di vetro, sanguinanti e dolenti e, strada facendo, perdiamo vigore, lo sgomento ci assale con la tentazione di chiudere gli occhi a tutto e a tutti. La notte incombe e ci fa tremare: sarà possibile scorgere la stella? La sua luce non si poserà su Mirjam di Nazaret pronta a sollevarci e a lenire le nostre pene?

I Magi, da ogni dove, hanno trovato la Luce e l’hanno accolta.

Nel più profondo del nostro cuore non può risuonare il grido della Liturgia come risuonò nel cuore di Boris Pasternak portandoci ad una vera conversione: “…Adamo voleva diventare Dio e sbagliò, non lo divenne; ma ora Dio diventa uomo per fare di Adamo un Dio”?

E vogliamo barattare questa Luce e questo immenso dono con la storiella di una vecchierella sdentata che viene di notte a cavallo di una scopa per riempire di bonbons le calze e la fantasia dei nostri bambini?

Sarà perché che sono una scalza, che pure porta le calze di pile nel freddo inverno montano, ma io non sono disposta a cedere al baratto e invoco per me e per tutti la Luce che colpì i Magi.

C. Dobner

EPIFANIAultima modifica: 2011-01-06T11:38:04+01:00da concettabomba
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