EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO

 

 

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E’ un dato difficilmente confutabile che la nostra società attraversa una crisi profonda che investe tutti gli ambiti. All’età delle grandi prospettive ideologiche di segno palingenetico è succeduta quella del disincanto, in cui non si è più capaci di proiettarsi verso il futuro e in cui quello che importa è la capacità di adeguarsi al presente, al fine di trarne i maggiori benefici possibili sul piano del soddisfacimento delle proprie pulsioni e dei propri desideri. Tale crisi, nondimeno, non è un incidente di percorso, ma è l’esito conclusivo di un lungo processo culturale, che affonda le sue radici nel razionalismo immanentista, di emarginazione e successivamente di cancellazione del senso religioso, con il conseguente trionfo di una concezione secondo cui Dio è un’ipotesi ingombrante sulla via della liberazione umana. L’apertura alla trascendenza è vista, non come dimensione costitutiva dell’identità umana, ma come una patologia che il mito scientista si premura di curare, rinchiudendo l’uomo nella gabbia della verificabilità empirica e del formalismo logico.

Come ha ben messo in evidenza Benedetto XVI, il nostro mondo è segnato dallo scetticismo e dal relativismo, ovvero da una concezione secondo cui non vi sono valori assoluti, sottratti ai condizionamenti storici, validi a prescindere dalle circostanze e dalle preferenze individuali. La stessa natura viene vista  “come una cosa puramente meccanica, quindi che non contiene in sé alcun imperativo morale, alcun orientamento valoriale: è una cosa puramente meccanica, e quindi non viene alcun orientamento dall’essere stesso”. I guasti prodotti da tale concezione sono oggi evidenti, in modo particolare per quanto riguarda il mondo dei giovani, disorientati, dall’identità frammentata, incapaci di articolare un progetto di vita che vada oltre il qui e ora. La crisi è quindi una crisi di significato, non vi sono più ragioni valide per cui valga la pena impegnarsi per la costruzione del futuro. Da questo punto di vista non è fuori luogo parlare di emergenza educativa, un’emergenza di cui la Chiesa italiana non può non farsi carico. E questa la ragione che sta alla base del documento, Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2019. Si è infatti “fatta strada la consapevolezza che è proprio l’educazione la sfida che ci attende nei prossimi anni”, un educazione che sia capace di “parlare al bisogno di significato e di felicità delle persone”, un’educazione che sappia intercettare la sete di significato, di verità e di amore che abita nel cuore dei giovani. Questa sete può essere placata sino in fondo solo da Dio, un Dio che si fatto vicino all’uomo in Gesù Cristo.

La comunità cristiana è dunque chiamata ad offrire un proposta educativa forte, che miri a promuovere “lo sviluppo della persona nella sua totalità, in quanto soggetto in relazione, secondo la grandezza della vocazione dell’uomo e della presenza in lui di un germe divino”. Il documento dei vescovi italiani si presenta quanto mai opportuno, venendo a colmare un deficit di attenzione verso la questione educativa, di cui paghiamo le conseguenze, chiaramente constatabili qualora non ci si lasci irretire da certo trionfalismo curiale. Al di là infatti dei grandi eventi mediatici, la presenza cristiana all’interno della società in termini di capacità di formazione delle coscienze è sempre più irrilevante. Le giovani generazioni vengono sempre meno educate ad un’autentica vita cristiana che le aiuti a non cadere, da un lato, nell’indifferentismo o nel rifiuto e, dall’altro, nell’emozionalismo pseudo-carismatico o nel fanatismo dogmatico. Calo delle vocazioni religiose e presbiterali, aumento delle convivenzE anche tra i credenti, partecipazione sporadica e distratta alla eucaristia domenicale, scarsa coerenza tra vita e fede: ci si professa cristiani ma poi nella propria vita si fanno scelte contrarie a quelle del Vangelo, inseguendo i propri sogni di gloria, successo e ricchezza. Sono fatti che stanno sotto gli occhi di tutti e che interrogano la coscienza credente. Che cosa non è stato fatto in tutti questi decenni? Quali sono state le preoccupazioni fondamentali della Chiesa italiana? Forse quella di acquisire peso contrattuale a livello politico per condizionare le scelte del legislatore? Quali sono state le ricadute sulle comunità parrocchiali di grandi eventi come il IV Convegno Nazionale della Chiesa italiana tenutosi a Verona nel 2006? Di documenti in questi anni ne sono stati pubblicati a centinaia, nulla dies sine linea, eppure non pare che ci sia stata un’inversione di tendenza.

Un utile spunto di riflessione, tuttavia, viene proprio dal documento dei vescovi, laddove si sottolinea il ruolo primario nell’azione educativa della Chiesa della testimonianza, “poiché l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri e se ascolta i maestri lo fa perché sono anche testimoni credibili e coerenti della Parola che annunciano e vivono”.

Forse alla Chiesa è mancata questa dimensione testimoniale, in quanto sopraffatta dall’elaborazione teorica e/o dalla frenesia del fare.

Resta vero, in ultima istanza, che il cristianesimo non è una dottrina ma un avvenimento. Si tratta allora di un’incontro con Cristo che avviene solo nello spazio di una relazione con chi ha già fatto esperienza di questo incontro di amore che trasforma la vita.     

 

                                       AMEDEO GUERRIERE

 

Pubblicato sulla rivista “Il Carmelo oggi”

 

EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELOultima modifica: 2011-07-19T09:25:00+02:00da concettabomba
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