L’UMANITA’ DI DIO

Barth, umanità,G. Gutierrez

 

Riflessioni intorno alla lettura della conferenza di Barth sulla umanità di Dio

 

Allora – oggi

 

Il discorso si snoda su quella tensione che è, in ultima istanza, caratteristica del procedere umano, di guardare indietro per poter proseguire meglio in avanti: un passato di vissuti, Erlebinisse di riferimento, come trampolini di lancio per nuove acquisizioni, per approfondimenti di nuova specie. E’ ciò che capita a Barth: sul filo dell’allora – oggi sviluppa il suo pensiero.

L’«allora» diviene il ritornello che scandisce ogni passo in avanti, quasi uno sguardo gettato sul “già” vissuto nella speranza di quel “non ancora” che pur si attende.

Le prime pagine di questa conferenza del 25 settembre 1956 rappresentano una sorta di resoconto di riflessioni teologiche che avevano orientato in passato il dibattito su Dio: parlare di “allora”, per Barth, significa fare menzione della rottura operata nei confronti della teologia liberale, di quella riflessione accusata di essere diventata “antropocentrica”, ovvero pensiero incentrato sull’uomo piuttosto che su Dio, sia pure sull’uomo religioso che intesse, cioè, un legame tangibile con Dio. Ciò che “allora” non poteva essere accettato, per una questione di fedeltà a quella immagine di Dio che fuoriesce dalla “voce” della S. Scrittura, era il tentativo maldestro di far grande l’uomo a spese di Dio, di puntare, cioè, l’attenzione sul partner di Dio, ottimisticamente inteso nel suo ruolo di “costruttore” del suo cammino di fede.

“Allora” fu indispensabile ribadire che “Dio è Dio”, nella sua assoluta autosufficienza e unicità di fronte al cosmo sia naturale che spirituale, il “totalmente altro” che irrompe nella storia e che si manifesta in tutta la sua “divinità”.

“Allora”, nei confronti di quella teologia, si avvertì l’esigenza di sottolineare proprio questa “divinità” di Dio, , in atteggiamento di contrapposizione a quella posizione “umanistica” che sembrò essere caduta nell’oblio dell’annuncio biblico del “SOLO” Dio come unico interesse teologico, come unica via (dall’alto verso il basso), come unico annuncio di liberazione.

L’«oggi» di Barth, però, riparte da “allora”, con le parole dell’acuto osservatore che, mentre guarda, è attento anche a ciò che sfugge ad un primo coglimento:

Vedi la luna ferma lassù? Non la si vede che a metà” (p. 20).

L’oggi è il tempo di fissare lo sguardo sul lato “nascosto” della “divinità” di Dio, di portare avanti, fino in fondo, quella ri-scoperta, puntualizzando, però, che “allora”: “noi non abbiamo insegnato che Iddio è tutto, l’uomo nulla” (p. 22), anche se si finì per favorire l’immagine di un Dio isolato, astratto, quasi in contrapposizione con l’uomo: quasi un Dio dei filosofi piuttosto che il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe.

“Ora” si prende atto che, proprio in virtù di quella divinità Dio intesse un dialogo con l’uomo, “sta” (poiché può) insieme all’uomo e si rende “avvenimento percepibile”.

Proprio la DIVINITA’ di Dio di allora, ben compresa, oggi, include la sua UMANITA’!

Allora – oggi si gioca su un filo in tensione” tra due poli opposti, non in contrapposizione tra loro, ma tenuti insieme dall’essenza stessa del filo conduttore: DIVINITA’ e UMANITA’ di Dio corrono su quell’unico filo conduttore che è Gesù Cristo. In lui non abbiamo a che fare con un uomo che riesce a fare a meno di Dio e che ne prende il posto; né abbiamo a che fare con un Dio lontano ed estraneo all’uomo, da lui totalmente separato. In Gesù Cristo sono racchiusi e ricapitolati la storia e il dialogo tra l’uomo e Dio. Chi sia Dio, chi sia l’uomo, lo si scopre nel loro essere “INSIEME”, così come è rivelato in Gesù Cristo.

DIVINITA’ e UMANITA’: “libertà di essere in sé e per sé, ma anche con noi e per noi, di affermarsi ma anche di darsi, di essere così eccelso come anche minimo, onnipotente non solo, ma anche servo, giudice non solo, ma anche Egli stesso giudicato, eterno re dell’uomo, ma anche suo fratello nel tempo” (p. 25).

Nella DIVINITA’ di Gesù Cristo è racchiusa l’autentica UMANITA’:

          Padre misericordioso nei confronti del figlio smarrito;

          Re compassionevole di fronte al suo debitore;

          Medico, prodigo di cure per la vittima di aggressione;

Nel portare avanti la sottolineatura di “allora” sulla divinità di Dio, Barth può, “oggi”, esplodere nell’esaltazione dell’infinita umanità di quello stesso Dio, umanità racchiusa nella sua stessa divinità, nel suo affliggersi per il debole, per il misero, per il sofferente, nel suo atteggiamento di totale accoglienza, nel suo essere sostegno e, non da ultimo, nello stimare e partecipare in pienezza all’esistenza di ogni essere umano.

UMANITA’ = EMMANUELE = DIO CON NOI 

 

Qui ed ora

 

Una riflessione di tale portata, una “scoperta” di così ampie vedute, non può non avere delle conseguenze: come l’annuncio proclamato a gran voce che, nell’essere ascoltato, sconvolge e mette in movimento, in una subitanea svolta della propria esistenza, nell’immediatezza del momento presente che interpella.

Barth sottolinea cinque conseguenze che un procedere intellettuale onesto non può tenere da parte:

1)      DISTINZIONE dell’uomo: l’essere umano è il partner scelto da Dio, per grazia, non per merito. Dio non ripudia tutto ciò che è umano, ma, al contrario, ama quest’uomo così fatto, con tutti i suoi limiti ed inadempienze, e lo chiama a sé. E nel far questo Dio lo “distingue” in questo essere così com’è, con tutte le sue miserie, le sue infedeltà che, ciò nonostante, proprio “dentro” questa umanità incontra Dio. E nell’incontrare Dio, ogni opera umana si “distingue” come “cultura umana”, come tentativo di portare fino in fondo quel programma di umanizzazione della creazione ricevuto come dono, direttamente dalle mani di Dio. “Qui ed ora” l’essere umano è chiamato a deporre lo scettro a lui tanto caro di signore, padrone e dominatore della creazione per divenire l’umile servo di Dio. E mi sia concesso, come donna, ribadire sulla scia di tante riflessioni portate avanti dalla teologia femminista, che proprio sulla base di questa “distinzione” di OGNI essere umano, dovrebbe, finalmente, svalutarsi quel secolare tentativo dell’apparato ecclesiale maschile, ben riuscito, di stringere tra le mani i “privilegi” di un ministero che pone Pietro sul trono e relega, ancora oggi, Maria in una nicchia!

2)      La CULTURA TEOLOGICA: chiamata ad occuparsi dell’incontro tra Dio e l’essere umano, del loro dialogo nella storia fino al suo pieno compimento in Gesù Cristo, in ascolto della S. Scrittura. La scienza teologica, troppo spesso, diviene discorso del singolo credente che, in maniera solipsistica, tenta una riflessione su se stesso in quel delirio antropocentrico di esaltazione dell’uomo e delle sue capacità, dimentico di Dio, scansato e posto da parte, per far emergere l’uomo a discapito del Dio vivente. “Qui ed ora” la cultura teologica si scopre come discordo orante, che si nutre all’interno di una relazione d’amore: “chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore” (1 Gv 4,8). La teologia, la conoscenza di Dio è misurata dall’amore: la teologia è presente laddove è presente questo rapporto d’amore con Dio, che non è una conquista dell’essere umano, ma dono ricevuto direttamente dalle mani di Dio, stando in ginocchio, con le mani protese.

3)      Ed ecco anticipata la terza conseguenza: l’ATTEGGIAMENTO, appunto, del pensiero e del discorso teologico-cristiano simile al mendicante. La teologia non può rimanere sterile riflessione del pensiero, arida formulazione dottrinale: l’umanità di Dio “spinge” verso quella umanità che non sa ancora di stare dentro questo rapporto con la divinità. Con il bastone in mano, i sandali ai piedi ed una bisaccia sulle spalle, il teologo, il cercatore di Dio, procede sul sentiero della ricerca, in un cammino che mentre cerca trova, e mentre trova annuncia ciò che ha trovato ben sapendo che ciò che ha trovato gli è stato posto dinanzi gratuitamente.

4)      Nel donare ciò che a sua volta il teologo ha ricevuto in dono, l’annuncio dovrà assumere i toni della POSITIVITA’: l’umanità di Dio annuncia la lieta novella ai poveri, la liberazione ai prigionieri, ridona la vista ai ciechi! E’ l’annuncio del Regno di Dio inaugurato dal Vangelo di Gesù Cristo: messaggio che solleva, piuttosto che puntare il  dito sulla malvagità, sulla negatività presente nell’essere umano; parola che non condanna, ma che diviene annuncio di liberazione. E mi torna in mente l’immagine elaborata da Teresa di Lisieux: di fronte all’incapacità umana di elevarsi verso Dio, Dio stesso, in tutta la sua umanità, solleva con le sue stesse braccia l’essere umano, conducendolo, come un ascensore, laddove, nonostante tutti i suoi sforzi, non sarebbe stato in grado di arrivare!

5)      La dimensione ECCLESIALE: l’opera di Dio in Gesù Cristo non è solo “per me”, ma “per noi”; la sua umanità ha valore per l’antico Israele e per il nuovo Israele, nel “qui ed ora” della propria comunità di appartenenza che domanda, si interroga ed al suo interno cerca delle risposte, insieme, divenendo luce che si rende visibile, sperimentabile, coglibile nella concretezza del condividere lo stesso pane spezzato e nel porgerlo all’umanità affamata in quell’umile servizio che fraternamente ci tiene insieme, nell’attesa…

M. CONCETTA BOMBA 

 

“Guai a coloro che il Signore troverà ad occhi asciutti
perchè non seppero essere solidali con i poveri e i sofferenti di questo mondo.
Per ricevere questa tenera consolazione di Dio
è necessario fare nostre le miserie degli oppressi,
le nostre viscere devono commuoversi alla vista di un ferito ai lati della strada,
saper vibrare con il dolore altrui, essere più attenti alle persone,
con le loro conflittualità e il loro disordine,
che non all’ordine delle cose. 

Solo sapendo tacere
e sapendo compromettersi con la sofferenza dei poveri
si potrà parlare della loro speranza.
Solo prendendo sul serio il dolore dell’umanità,
la sofferenza dell’innocente e vivendo alla luce della Pasqua il mistero della Croce, sarà possibile evitare che la nostra teologia sia un discorso fatuo.
Solo allora non meriteremo da parte dei poveri di oggi
il rimprovero che Giobbe gettava in faccia ai suoi amici:

 

”Siete tutti consolatori stucchevoli”

 

Gustavo Gutierrez

 

L’UMANITA’ DI DIOultima modifica: 2012-01-18T07:26:00+01:00da concettabomba
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