16 LUGLIO…

COMMEMORAZIONE SOLENNE DELLA BEATA VERGINE MARIA DEL MONTE CARMELO

( Letture 1 Re, 18, 42-45, Sal 14, Gal 4, 4-7, Gv 19,25-27)

In quell’ora: stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa”.

 

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Signore siamo qui davanti a Te, Signore, ad ascoltare la tua Parola perché essa trasfiguri la nostra esistenza e ci renda annunciatori credibili del tuo messaggio di liberazione. Perché festeggiare ancora, uomini disincantati del terzo millennio, la Beata Vergine Maria del Monte Carmelo? Le origini di questa festa risalgono a tanti secoli fa, come d’altronde le origini dei carmelitani. Eppure il Carmelo ha attraversato i secoli non dimenticando mai le connotazioni mariane della sua spiritualità. Una storia, quella carmelitana, che è essenzialmente una storia d’amore, mirabilmente espressa dalle sue figure più significative. Si pensi a Teresa di Gesù, l’andariega de Dios, a Teresina, a Edith Stein e a uno dei più grandi poeti della letteratura spagnola di tutti i tempi, Giovanni della Croce: “Dove ti nascondesti, Amato, e in pianto mi hai lasciato? Come il cervo fuggisti avendomi ferito; ti uscii dietro gridando eri sparito”. Ora il carmelitano vive di questa nostalgia della bellezza, dell’unità, della bontà e della verità. Dove nasce questa nostalgia di una compiutezza di senso, che è desiderio di inscrizione della propria vita dentro l’orizzonte dell’infinitudine? Nasce dalla contemplazione del Cristo crocifisso per amore, poiché è sotto la croce che egli nasce alla fede ed è sotto la croce che nasce la Chiesa. E’ quanto ci dice Giovanni nella scena evangelica che ci viene proposta nella liturgia della parola. L’evangelista, infatti, con tale scena mira a far emergere come Gesù “alla fine della sua esistenza abbia dato vita a una comunità in quello stesso spirito che emana da lui dalla Croce. Ai piedi della Croce Maria è la figura perfetta delle discepola che ha percorso il cammino della fede. La fede matura é quella cha sa vedere lo splendore di Dio nel volto di un Crocifisso” Ecco la ragione per cui nelle opere di Giovanni della Croce e di Edith Stein troviamo questo insistito richiamo alla Croce, alla crocifissione, alla notte oscura dei sensi e dello spirito. D’altronde è la notte oscura del nostro tempo ma più in generale di tutta la storia dell’uomo. E’ il dolore di tutte le madri che hanno visto come Maria i loro figli assassinati, in modo più o meno subdolo, dal potere. E’ la croce delle innumerevoli donne stuprate nel corso dei conflitti che hanno insanguinato il XX secolo, ma è anche la croce delle donne violentate tra le rassicuranti mura domestiche e fin dentro il talamo nuziale. E’ sul volto dei sofferenti che si rivela la gloria di Dio, non nel fasto delle nostre liturgie, non nella retorica magniloquente di certa mariologia in cui la madre di Gesù diviene tanto celestiale da non aver nulla a che fare con la nostra umanità. La gloria di Dio non è accessibile nemmeno a partire da quella raffinata e astratta cristologia che in fondo ritiene il Figlio di Dio non si sia fatto veramente uomo. E invece Paolo ci rammenta che Dio mandò suo figlio, “nato da donna, nato sotto la legge”, ovvero egli è stato veramente uomo. “Gesù ha condiviso la schiavitù dell’umanità – schiavo con gli schiavi, debole fanciullo con i bambini, tutto il suo destino è stato segnato dal dramma mortale della condizione umana, non soltanto è entrato in tale condizione ma vi è rimasto fino al termine, fino alla croce, attraverso cui ci chiama alla libertà dei figli di Dio, ed è questa libertà che prima di tutte e tutti è entrata Maria”(Elian Cuvillier). Torniamo ancora all’espressione giovannea dello stare presso la croce. Stare presso la croce è un’espressione unica in tutto il N.T. E’ la posizione di chi contempla il Figlio dell’uomo innalzato, la posizione del discepolo che nella croce vede il mistero di Dio e dell’uomo. E’ ai piedi della Croce che nasce che il nuovo popolo. Si può aggiungere che questa scena giovannea apre “alla spiritualità del fallimento”, come sottolinea Clodovis Boff. “Sconfitte possono capitare a tutti, specialmente a coloro che lottano per cambiare la società nella giustizia. La Madre, presso la Croce, mostra che la sconfitta della cause giuste è il risvolto della sua vittoria futura”. Ecco che cosa ci insegna Maria: a restare fermi presso le infinite croci della storia, poiché questa resistenza interiore è “seme di resurrezione tanto dentro come dopo la storia” (C. Boff). A questa resistenza siamo chiamati anche noi, come fratelli e sorelle di Maria, che è per un verso resistenza alla croce della menzogna, della sofferenza, del dolore innocente, del grigio e deprimente quotidiano, dell’indifferenza egoistica e per un altro contestazione profetica dei brutali meccanismi dell’accumulazione capitalistica e della speculazione finanziaria. E’ quindi sotto la Croce che si costruisce una comunità di sorelle e fratelli dove non ci sono più padri, poiché solo il suo potere “può creare nuove relazioni, guarire ferite, generare nuove comunità, quando tutto sembra polvere e cenere. L’appello lanciato a coloro che stanno ai piedi della croce e riflettono sul suo significato è quello di essere disposti a ricevere nella loro casa qualunque cosa o chiunque Dio possa dare loro in quel momento”(Wes Howard-Brook). Questo è dunque il compito che ci attende dentro la drammaticità del nostro tempo: fare memoria della passione, morte e resurrezione di Cristo per diventare capaci di ricostruire il tessuto delle relazioni umane, profondamente lacerate del sistema di dominio. La Vergine Maria, l’umile serva del Signore, ci accompagna e ci sorregge in questo compito. “Maria, singolare e sorprendente nella sua fede, non è altro che l’immagine di tutti i credenti che accogliendo lo Spirito si sono inoltrati nel cammino del Signore. Sta lì a ricordarci che ciò che è accaduto a Lei accade a noi. Singolare, stupefacente, affascinante non è solo Maria, è la vita di ogni credente che come lei accetta di portare in sé il mistero dell’opera di Dio” (Giorgio Tourn). Ti ringraziamo Signore per la tua Parola che è venuta a noi a rischiarare le notti oscure del nostro spirito e a farci prendere coscienza delle nostre manchevolezze, dei nostri cedimenti. Fa’ o Signore che il nostro modo di agire nell’ordinarietà del quotidiano non sia più come quello di prima, indifferente, egoistico, ma, innamorati di Te, sia spalancato sulle sofferenze dell’umanità. Amen

AMEDEO GUERRIERE

16 LUGLIO…ultima modifica: 2012-07-15T07:33:46+02:00da concettabomba
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