LA PASQUA DI MARIA

 

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – SOLENNITA’

(Letture Messa del giorno: Ap 11,19; 12, 1-6a. 10ab /Cor 15,20-27 / Lc 1,39-56)

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La nostra epoca potrebbe essere definita come l’epoca del tramonto della speranza.

L’essere umano dopo le catastrofi che hanno segnato il ventesimo secolo non spera

più in nulla e guardando al passato vede solo macerie, giungendo alla triste

conclusione che la storia dell’umanità è stata in ultima analisi una catena

ininterrotta di misfatti, di brutale violenza e di oppressione del povero. E‘ questa la

tristezza di fondo dell’uomo contemporaneo, che spiega per alcuni aspetti perché le

patologie della psiche siano oggi particolarmente diffuse (depressione, dipendenza da alcol

e sostenze stufecanti, gioco d’azzardo patologico). Tuttavia lo sguardo di Dio

sulla storia dell’uomo è uno sguardo diverso da quello cui siamo stati educati

dall’ideologia che identifica la verità con la forza: Dio giudica diversamente e non è

il garante dei trionfi e dei successi dei potenti, ma è Colui che si prende cura con la

tenerezza di una madre di coloro che hanno subito violenza, che sono stati

calpestati nella loro dignità, che hanno molto sofferto. E’ il Dio che ha liberato

Israele dalla schiavitù di Egitto ed è di questo Dio che Maria di Nazareth canta la

grandezza: “ha rovesciato i potenti e ha innalzato gli umili”. Ecco perché il

Magnificat è stato definito “un inno che risuona come la Marsigliese del fronte

cristiano nelle lotte tra le potenze e gli oppressi di questo mondo” (J. Moltmann),

“un canto di guerra, canto della battaglia di Dio nella storia umana, come battaglia

per l’instaurazione di un mondo di rapporti egualitari, di rispetto profondo di

ciascun essere in cui abita la divinità” (I. Gebara e M.C.L. Bingemer). La scena

evangelica della solennità dell’Assunta ci rinvia al carattere sovversivo

dell’incarnazione poiché, per dirla con le parole di Lutero: “Cristo è nato da una

famiglia disprezzata, da questa povera e semplice ragazzina, che la figlia del Signor

Anna o Caifa non avrebbe considerato degna di essere l’ultima delle sue cameriere”

Ora partire dalla prospettiva del Magnificat, del canto della liberazione messianica,

significa entrare nel dramma della storia che ultimamente è sfida tra Dio e il suo

avversario che mira a prenderne il posto nella signoria sugli uomini. Siamo dunque

chiamati a una scelta di campo nella resistenza contro il drago rosso, che non è

un’entità confinata nei cieli astratti della metafisica, ma sono i sistemi iniqui, come

ad esempio l’impero romano, il nazismo e il comunismo nel XX secolo e ai giorni

nostri la globalizzazione neocapitalistica con le sue ipostasi, dalle multinazionali

alle banche che dettano le politiche economiche dei governi. E’ il messaggio che ci

giunge dall’Apocalisse, l’autentico libro dei martiri: prendere la distanze da

Babilonia: “Uscite popolo mio per non associarvi ai suoi peccati e non ricevere parte

dei suoi flagelli” (Ap 18,4). Una resistenza nutrita di speranza, che è attesa del

trionfo finale dell’Amore, una speranza non astratta, ma concreta, poiché radicata in

un fatto reale che è la resurrezione di Cristo, promessa di resurrezione per tutta

l’umanità. Le letture di oggi ci parlano di speranza. Si pensi all’affermazione di

Paolo sulla fine quando Cristo consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al

nulla ogni Principato e Potenza. Maria è dentro la drammaticità della nostra

vicenda come icona della speranza cristiana, ovvero rappresenta il destino della

Chiesa e del mondo. “Nostra Signore della gloria, con e dietro al Signore della

gloria, proclama la verità che il destino ultimo dell’uomo e del mondo non è il nulla

ma la pienezza della vita” L’Assunzione è l’intronizzazione degli umili ed è quindi

“un’espressione particolarmente eloquente della giustizia di Dio, il goel di tutti gli

uccisi e massacrati della storia. Per dirla con Max Horkheimer, l’Assunzione è una

realizzazione tutta particolare dell’anelito che <<l’assassino non possa trionfare

sulla vittima innocente>>” (C. Boff) Certo ci basta il Risorto per avere fede nella

vittoria sulla morte e il peccato. Tuttavia l’Assunzione come Pasqua di Maria

conferma la nostra Pasqua, la nostra resurrezione nell’ora della morte. E la sua via

crucis verso la gloria ci rinvia alla via crucis dei poveri. La Croce della Vergine,

infatti, si identica con la croce dei poveri e degli emarginati, con la loro crocifissione

decretata dai potenti di questo mondo nel corso dei secoli. Ne consegue che

guardando a lei, come immagine della vittoria finale e totale sulle forze oscure e

malvagie che hanno contrassegnato la storia umana, si ridesta nei nostri cuori una

speranza che si traduce nella prassi come dedizione incondizionata alla causa del

Regno di Dio. E’ questa la tradizione da custodire gelosamente, una tradizione viva,

fonte di impegno, di amore verso poveri e i sofferenti, e di riscoperta dei valori della

corporeità, al di là di una deleteria spiritualità disincarnata e di un anacronistico

sentimentalismo devozionale. Onore e gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Amen. (IL CASTELLO DELL’ANIMA 15.08.2012 – REV. DEL 13.08.2013)

                                                                      AMEDEO GUERRIERE

 

LA PASQUA DI MARIAultima modifica: 2013-08-14T10:03:00+02:00da concettabomba
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